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Poste Italiane e i risparmiatori italiani: una storia lunga 153 anni

I Buoni Fruttiferi Postali compiono 90 anni e continuano ad essere apprezzati: in Molise detenuti in portafoglio 3.518 mln di euro

| di La redazione
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Campobasso - Il 1925 è l’anno di nascita dei Buoni Fruttiferi Postali: la prima emissione risale infatti a marzo di quell’anno, nei tagli da 100, 500, 1.000 e 5.000 lire. Da ormai 90 anni l’apprezzamento degli italiani si rivolge a questi prodotti di investimento vantaggiosi e alla portata di tutti che, insieme ai Libretti postali, rappresentano l’approdo sicuro e garantito dallo Stato per chi desidera mettere a frutto i propri risparmi. Al 31 dicembre 2014, i risparmiatori molisani detenevano complessivamente nel loro portafogli 3.518 mln di euro di Buoni Fruttiferi Postali, emessi da Cassa depositi e prestiti e collocati in esclusiva da Poste Italiane in tutti gli uffici postali presenti sul territorio nazionale.

L’investimento in Buoni Fruttiferi postali garantisce sempre la restituzione del capitale investito, di cui il titolare può chiedere in ogni momento il rimborso del capitale più gli interessi maturati. Nel corso degli anni Cdp e Poste Italiane hanno ampliato la gamma dei Bfp ritagliandone l’offerta su ciascuna delle diverse tipologie ed esigenze del risparmiatore: sono 12 infatti i Bfp disponibili sul mercato.

UN PO’ DI STORIA.

Risparmio privato e Poste Italiane, un connubio naturale che lega gli italiani e l’azienda sin dalla sua istituzione, nel 1862, agli albori dello Stato unitario. Investendo i propri risparmi nei Buoni fruttiferi postali, gli italiani hanno infatti messo a disposizione dello Stato le risorse necessarie alla realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture fondamentali per il progresso dell’Italia.
I Buoni affiancano i già affermati Libretti di Risparmio postale (istituiti nel 1875) e riscuotono un successo immediato: un mese dopo la prima emissione l’ammontare complessivo dei risparmi investiti ammonta a circa 30 milioni di lire. Nel 1925  superano i 163 milioni di lire a giugno, i 280 ad agosto;  raggiungono i 380 milioni ad ottobre e i 470 milioni  a dicembre dello stesso anno.  Nei primi dodici mesi  gli italiani investono in Buoni Postali Fruttiferi circa 750 milioni di lire. Poco più di due anni dopo la prima emissione, a giugno del 1927, sono oltre 830 milioni di lire i risparmi investiti in Buoni Postali Fruttiferi.  Passa un altro anno, si supera il miliardo e quasi si raddoppia: 1.500 milioni di lire al 30 giugno del 1928. Si pensa anche agli italiani che vivono all’estero per i quali viene messa già nel 1925 una serie speciale di Buoni Postali Fruttiferi in valuta estera,  in sterline e in dollari. Sono disponibili nei tagli fissi di 100 dollari e di 5 sterline che possono essere sottoscritti dagli italiani emigrati. Il successo dei Buoni è tale che si possono sottoscrivere anche durante la seconda guerra mondiale: quelli emessi il primo ottobre del 1942 offrono un tasso di interesse del 4% poi portato al 5% nell’emissione del primo giugno del 1943 e in una successiva emissione nel 1945.


LE TAPPE PRECEDENTI.

1862: con le Regie Poste, si diffonde su tutto il territorio nazionale il vaglia postale, un servizio per il trasferimento rapido e sicuro di denaro, progressivamente esteso su scala internazionale. Fino al 1925 circa, chi ha effettuato il versamento deve spedire la ricevuta al beneficiario. Dopo, invece,  le Poste provvedono anche alla trasmissione (via posta o via telegrafo) di una ricevuta al beneficiario. Dal 1865 il vaglia postale è affiancato da quello telegrafico, disponibile inizialmente solo entro i confini nazionali.   Nel 1861 vengono effettuati 1.400.000 vaglia; nel 1887, circa 5.200.000 mila per un valore di 542 milioni di lire, dati che testimoniano il crescente utilizzo del servizio e il notevole sviluppo industriale del Paese.
1875: Su iniziativa del Ministro delle Finanze Quintino Sella il Parlamento approva la legge che istituisce le Casse di Risparmio Postali. Nella sua “Proposta di legge sull'istituzione delle Casse di risparmio postale”, Sella scrive: “I piccoli risparmi non si formano spontaneamente: non basta per essi la libertà nelle istituzioni, il rinnovamento delle idee e l'opera dell'educazione generale, ma è interesse e compito della nazione di stimolarli e guarentirli”. Con il libretto di risparmio postale disponibile dal 1876 le Poste si rivolgono in particolare ai piccoli risparmiatori. I libretti emessi sono 57 mila nel 1876, 4.300.000 nel 1901 e  arrivano a circa 6 milioni nel 1912.


1917: vengono istituiti i conti correnti postali. Il loro funzionamento è sostanzialmente  simile a quelli attuali. In meno di 20 anni, i correntisti passano da 9 mila (1925) a 170 mila (1942). In oltre 150 anni Poste Italiane si è confermata la “cassaforte sicura” dei risparmiatori. Nemmeno il difficile scenario economico-finanziario degli ultimi anni ha modificato le preferenze degli italiani che, anzi, hanno aumentato la loro propensione al risparmio e hanno continuato ad affidare a Poste Italiane la garanzia per il loro sereno futuro economico.

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