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"Falcone non è morto invano"

A dirlo l'assessore Petraroia nell'anniversario della sua morte

La redazione
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Campobasso - Il 23 maggio del 1992 veniva assassinato per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e i tre uomini della scorta, da allora molti sono stati i risultati ottenuti dallo Stato nell'azione di repressione del fenomeno della criminalità organizzata, anche e soprattutto grazie a persone come Falcone che vi hanno sacrificato la vita.

Nel giorno della commerazione del magistrato siciliano, l'assessore Michele Petraroia dedica una riflessione sulla sua figura e afferma: "Le istituzioni democratiche, i cittadini italiani, le Forze dell’Ordine e le parti sociali, hanno il dovere di ricordare un evento criminoso che tentò di destabilizzare il nostro sistema costituzionale con l’obiettivo di far passare un messaggio intimidatorio nei confronti di tutti coloro che nelle Imprese, nel Lavoro, nella Magistratura e nelle Forze di Polizia si battevano quotidianamente in difesa della legge e dello Stato. Giovanni Falcone, i suoi Angeli Custodi e tutte le vittime di mafia, non sono caduti invano. Hanno lottato per affermare il principio che la legge è uguale per tutti e in una società democratica non possono esserci zone d’ombra o aree di impunità. La democrazia regge se ci sono delle regole a cui tutti debbono attenersi, se le istituzioni sono efficienti e imparziali, e se lo Stato è in grado di controllare il territorio senza lasciarlo nelle mani della criminalità organizzata.Questi principi sanciti nella Costituzione hanno animato l’agire di Giovanni Falcone e di tanti Servitori dello Stato, amministratori locali, giornalisti, sindacalisti, sacerdoti ed imprenditori che hanno pagato con la vita il loro impegno per la legalità. A noi cittadini italiani non resta che trarre insegnamento da quel coraggio tenendo in vita i loro esempi di abnegazione in difesa delle istituzioni e della legalità".

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